Παρασκευή 9 Σεπτεμβρίου 2016

"Το χείριστον όλων συνίσταται στην παρουσία Ορθοδόξων μοναχών και μοναζουσών στο συγκεκριμένο "συνέδριο ανόμων"!

Μηνύματα Ορθοδόξων Ιεραρχών στο 24ο Διεθνές Συνέδριο Ορθόδοξης Πνευματικότητας στην οικουμενιστική μεικτή και διομολογιακή μοναστική κοινότητα του Μπόζε της Ιταλίας


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Από 7- 10 Σεπτεμβρίου 2016 στο γνωστό Ρωμαιοκαθολικό μεικτό και διομολογιακό οικουμενιστικό «μοναστήρι» του Μπόζε στη βόρεια Ιταλία,  διοργανώνεται το 24ο Διεθνές Συνέδριο για την «Ορθόδοξη Πνευματικότητα» με θέμα «Μαρτύριο και κοινωνία».

Στο Συνέδριο απέστειλαν μηνύματα: Ο Οικουμενικός Πατριάρχης Βαρθολομαίος το μήνυμά του ανέγνωσε ο Μητροπολίτης Βελγίου Αθηναγόρας, ο  Πατριάρχης Αλεξανδρείας Θεόδωρος, ο Μητροπολίτης Βολοκολάμσκ Ιλαρίωνας, Προέδρος του Τμήματος των Εκκλησιαστικών Εξωτερικών Υποθέσεων του Πατριαρχείου Μόσχας, ο  Πατριάρχης Σερβίας Ειρηναίος, ο Πατριάρχης Ρουμανίας Δανιήλ, ο Αρχιεπίσκοπος Κύπρου Χρυσόστομος, ο Αρχιεπίσκοπος Τιράνων Αναστάσιος, ο Μητροπολίτης Δημητριάδος Ιγνάτιος και πάρα πολλοί άλλοι. (Τὸ δικό του "μήνυμα" ἐστειλε καὶ ὁ Καλαβρύτων Ἀμβρόσιος. Στὸ τέλος τῶν μηνυμάτων).

ΦΩΤΟΓΡΑΦΙΕΣ

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ΑΚΟΛΟΥΘΟΥΝ ΤΑ ΜΗΝΥΜΑΤΑ ΣΤΑ ΙΤΑΛΙΚΑ

Messaggio di Bartholomeos I, Patriarca Ecumenico
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse

MESSAGGIO DI BARTHOLOMEOS I, PATRIARCA ECUMENICO
Cari fratelli e care sorelle della Comunità di Bose,
distinti relatori e partecipanti,
è con grande gioia che ci rivolgiamo al convegno internazionale di quest’anno dedicato a Martirio e comunione, organizzato ancora una volta dal meraviglioso monastero ecumenico di Bose, sotto la guida spirituale del nostro caro p. Enzo Bianchi.
Il tema da voi scelto è al contempo tradizionale e attuale, spirituale e stimolante. E questo perché i due concetti principali del vostro tema sono strettamente intrecciati: martirio e comunione sono integralmente e inseparabilmente interconnessi. Durante i giorni del vostro incontro naturalmente esplorerete alcune delle molteplici dimensioni di queste due virtù e valori. Esaminerete i loro aspetti ecclesiologici e le prospettive ecumeniche ad essi connesse, i loro elementi teologici e spirituali, ma anche le loro espressioni classiche e contemporanee. Nel corso dei vostri lavori saremo con voi in spirito ma anche attraverso il nostro formale rappresentante, il metropolita Athenagoras del Belgio, e attraverso la conferenza riguardante la testimonianza e il ministero martiriale del patriarcato ecumenico offerta dall’arcivescovo Job di Telmessos.
Naturalmente, la chiesa ortodossa è stata profondamente segnata dal senso del martirio e della sofferenza. Attraverso il sangue divino versato da Cristo sulla croce la chiesa ortodossa ha compreso che le stesse persecuzioni e sofferenze che hanno afflitto la chiesa primitiva sono divenute il seme per la crescita della chiesa cristiana. Anche in secoli più vicini a noi, particolarmente in Asia Minore, in Russia e più recentemente in Medio Oriente e in Nord Africa, la storia della chiesa ortodossa trabocca di persecuzioni e divisioni che hanno dato forma all’identità degli ortodossi e ne hanno definito la spiritualità. L’umiltà che deriva dalla sofferenza è una virtù eminentemente ortodossa, che ha precisamente definito e profondamente modellato la teologia e la spiritualità ortodosse lungo i secoli.
Vorremmo tuttavia riportare la vostra attenzione al profondo legame esistente tra martirio e comunione, dal momento che crediamo che la comunione è la giustificazione e la ragione del martirio. Nella nostra epoca, in cui vi è così tanta persecuzione insensata e così tanta sofferenza apparentemente nel nome della religione, il fine della comunione è l’unico elemento per discernere tra martirio e massacro. Se il martirio non sfocia nella comunione e nella solidarietà – senza distinzioni né condizioni di sorta, siano esse etniche, politiche o altro – non si tratta del seme santo che diviene vita per la chiesa. Il martirio è la nostra vocazione, ma soltanto qualora la comunione sia la nostra aspirazione. Se aspiriamo al martirio ma esso è associato alla divisione, allora il risultato sarà soltanto una tragica perdita della vita.
Dal venerabile centro del patriarcato ecumenico, che sopra e oltre ogni altra cosa è impegnato nel dialogo e per la comunione – in quanto essenza della vita divina e ragione della divina incarnazione – vi chiediamo dunque di ricordare sempre l’importanza di aspirare alla comunione. Aprirsi agli altri – le altre chiese sorelle, le comunità di altre fedi e altri gruppi etnici – è la sola ragione per la quale vivere e per la quale morire. In breve, la comunione è la sola ragione per la quale dovremmo vivere, come se ci preparassimo a morire.
Che Dio benedica gli organizzatori e i delegati a questo convegno. E che le vostre sessioni e le vostre riflessioni siano fruttuose e stimolanti per tutti voi.
Bartholomeos patriarca di Costantinopoli,
ardente intercessore presso Dio
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Messaggio di Theodoros II, Patriarca di Alessandria
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
Rivolgere il saluto a voi organizzatori e partecipanti dell’annuale Convegno internazionale e inter-cristiano convocato a Bose è sempre stato per me una fonte di grande gioia spirituale, specialmente quest’anno che siete chiamati a riflettere e a discutere sul tema Martirio e comunione. Affrontare questo tema ai nostri giorni, quando confessare la nostra fede e identità cristiana è di nuovo diventato, nella storia del corpo ecclesiale, non più soltanto una confessione di coscienza (martyria), ma anche una confessione di sangue (martyrio), è di vitale importanza, così da fortificare i nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo, che, attraverso il martirio, rivivono gli antichi tempi cristiani della persecuzione.
Due pietre miliari hanno sempre definito la storia del corpo ecclesiale: la Pentecoste, il giorno in cui la nostra Chiesa è stata fondata, e il Regno di Dio, la destinazione ultima della nostra Chiesa. Cristo, in quanto “nuova umanità” (Ef 2,15) e “ultimo Adamo” (1Cor 15,45) è venuto sulla terra “operando il bene e guarendo” (At 10,38) e ha spianato la strada per coloro che sono “custoditi dalla potenza di Dio fino alla venuta della salvezza” (1Pt 1,5).
A partire dal giorno di Pentecoste – quando la Chiesa è stata formata ed ha cominciato a esistere nella storia – essa, nel suo perpetuo presente, ha stabilito la libertà e l’amore come i due poli principali della vita cristiana, entro cui tutti i popoli, come persone, sono inclusi e, attraverso i popoli, anche tutte le culture. La Chiesa unisce distinguendo e distingue unendo. La Chiesa armonizza la ricchezza di ogni nazione e razza con la fede nella Pentecoste e nel Regno dei cieli, in modo che “possiamo vivere una nuova vita” (Rm 6,4).
I confessori e i martiri della fede costituiscono gli indicatori di questa nuova vita. I confessori e i martiri della fede, nel corso dei secoli, rivelano le nuove caratteristiche della natura umana, una volta che sia entrata in comunione con Dio. I confessori e i martiri della fede superano le passioni umane, rinunciano ai propri diritti umani, amano i propri nemici e, con la grazia di Dio, sono disposti a sopportare il martirio e a sacrificare la propria stessa vita, diventando così luce e gloria per l’intero mondo.
I confessori e i martiri della fede non sono mai mancati dalla vita della nostra Chiesa. Ma ci sono periodi della storia della Chiesa in cui sono apparsi numerosi confessori e martiri della fede in grado di dare forza ai credenti in tempi di avversità. Ci sono periodi in cui i confessori e i martiri della fede sono diventati il sale della pietà e la speranza della pienezza della Chiesa.
Tale fu il periodo oscuro del comunismo durante il quale milioni di cristiani sono stati oggetto di disprezzo, di oppressione, di persecuzione e perfino di martirio per la loro fede, per mano degli atei. Il comunismo fece di tutto per cancellare dalla faccia della terra la fede e la Chiesa ortodossa. La Chiesa fu dichiarata nemica e il clero era considerato politicamente sospetto.
Le tombe dei santi furono profanate e le loro sante icone furono ostentatamente bruciate nelle piazze delle città nel deliberato tentativo di provocare i sentimenti religiosi del popolo. I tesori della Chiesa furono sequestrati, le chiese distrutte, gli affreschi coperti con la calce, i monasteri chiusi e tutte le scuole ecclesiastiche abolite.
Questo oscuro piano aveva il seguente scopo: fare in modo che il nome di Dio venisse dimenticato. Alla fine però il piano fallì. Un’enorme percentuale di cristiani credeva ancora in Dio e non aveva paura di confessarlo. Ciò nonostante le persecuzioni continuarono senza pietà. Quale fu il risultato di tutta questa persecuzione implacabile? Esso fu completamente diverso da quello che i persecutori si attendevano. L’idolo comunista crollò come un castello di carte, lasciando soltanto rovine, ceneri, innumerevoli vittime e un terribile ricordo di disumanità.
Al contrario i fedeli, nonostante le implacabili persecuzioni subite, riuscirono a non soccombere all’oppressione e mostrarono una rara grandezza d’animo. La fede ortodossa non è venuta meno. Lavata nel sangue dei nuovi martiri, l’ortodossia continua a fiorire.
Perché sto rievocando per voi il caso del comunismo? Perché è vitale non dimenticare che la sopravvivenza della Chiesa è un miracolo costante; un miracolo basato sulla perseveranza dei confessori e dei martiri della fede, sulla loro resistenza spirituale, sulla testimonianza da loro resa alla fede ortodossa, e sulla loro abnegazione. E se il comunismo è stato l’avversario spietato del cristianesimo durante il XX secolo, un’altra forma di totalitarismo, ossia la disumana ideologia jihaidista, sta tentando, alle soglie del XXI secolo, di annientare la fede cristiana.
Tuttavia la Chiesa non solo non scomparirà ma, con l’aiuto di Dio, continuerà il suo cammino verso la destinazione finale: il Regno di Dio. Come è stato affermato infatti da Ippolito di Roma, “la Chiesa è come una nave spinta in acque profonde, ma mai distrutta; poiché ha con sé l’abile Pilota, Cristo” (Su Cristo e l’Anticristo 59).
Con questi pensieri, vorrei congratularmi di tutto cuore con Sua Reverenza p. Enzo Bianchi, e con i suoi collaboratori, per il loro lavoro stimolante. Inoltre desidero che tutti i partecipanti a questo convegno si uniscano alla nostra preghiera per la salvezza di tutti i cristiani perseguitati per la loro fede, in Medio Oriente, in Africa e in tutto il mondo.
Fervente intercessore presso il Dio Onnipotente.
+ Theodoros II di Alessandria e di tutta l’Africa
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Messaggio del Metropolita Ilarion, Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
MESSAGGIO DEL METROPOLITA ILARION, DIPARTIMENTO PER LE RELAZIONI ESTERNE DEL PATRIARCATO DI MOSCA
Reverendissimo padre Enzo Bianchi!
Stimatissimi organizzatori e partecipanti del Convegno!
A nome di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, rivolgo il mio cordiale saluto a tutti i partecipanti del XXIV Convegno internazionale di spiritualità ortodossa organizzato dalla Comunità monastica di Bose sul tema «Martirio e comunione».
Il Signore Gesù Cristo, consegnandosi liberamente alla passione e alla morte di Croce per la salvezza del mondo, prima delle sue sofferenze redentrici, più volte preannunciò agli apostoli persecuzioni e martirio: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me … Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi … viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me” (Gv 15, 18.20; 16, 2.3). Il martirio, secondo la parola dello stesso Salvatore, è direttamente legato alla testimonianza dei cristiani della loro fede nel Figlio di Dio venuto nella carne: “… e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio” (Gv 15,27).
Nella tradizione cristiana russa si è soliti tradurre il termine evangelico μάρτυς (letteralmente “testimone”) con la parolamučenik, “martire”. Spesso nella storia la testimonianza nel nome di Cristo è stata legata alla morte violenta nel martirio, che è diventata il “sigillo”, la prova più convincente della speranza cristiana. Secondo l’espressione di Tertulliano, “il sangue dei martiri è il seme della Chiesa”, e queste parole dell’antico apologeta sono giuste non solo in relazione ai primi secoli del cristianesimo, ma anche per tutte le epoche in cui i cristiani sono stati perseguitati per la loro fede.
Il prossimo anno 2017, la Chiesa ortodossa russa ricorderà i cento anni dall’inizio delle persecuzioni e del martirio per Cristo in Russia. Negli anni terribili dell’ateismo militante migliaia di ortodossi seguirono la via crucis di Cristo, e ai nostri giorni sono stati canonizzati e inclusi nella schiera dei nuovi martiri e confessori della Chiesa russa. Grazie alla loro testimonianza e alla loro intercessione celeste è stata resa possibile la rinascita della fede cristiana nel nostro paese.
Anche la Chiesa romano-cattolica, come anche molte altre Chiese nel xx secolo, ha sofferto l’esperienza tragica delle persecuzione da parte di regimi atei in Spagna, Messico, nella Germania nazista. La testimonianza dei nuovi martiri delle diverse Chiese, rimasti fino alla fine fedeli alla loro convinzione cristiana, è particolarmente preziosa ai nostri giorni, quando i cristiani del Medio Oriente soffrono un vero e proprio genocidio. Nella Dichiarazione comune, sottoscritta nel febbraio di quest’anno a L’Avana, Sua Santità il Patriarca di Mosca e Papa Francesco hanno espresso solidarietà ai martiri del nostro tempo e hanno rilevato il valore della loro testimonianza eroica per l’unità dei cristiani: “Ci inchiniamo davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo. Crediamo che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani” (nr. 12).
I lavori del convegno, dedicato all’approfondimento del martirio nelle diverse Chiese cristiane, sia nell’antichità, sia nei tempi moderni, possono essere un importante contributo per acquisire una reciproca comprensione tra cristiani e sviluppare una più stretta collaborazione tra le chiese nella predicazione del Vangelo di Cristo nel mondo contemporaneo.
Vi auguro un lavoro fecondo e invoco su di voi la benedizione di Dio.
Con amore nel Signore,
Il Presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca il metropolita di Volokolamsk
ILARION
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Messaggio di Irinej, Patriarca di Serbia
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
MESSAGGIO DI IRINEJ, PATRIARCA DI SERBIA
Reverendissimo padre Enzo - priore del monastero cenobitico di Bose – Eminenze, Eccellenze, Vescovi, Reverendi Padri, stimati professori e partecipanti al Simposio, cari fratelli e sorelle!
Se nei giorni prossimi che stanno davanti a noi , qui, nel monastero Bose, andremo a considerare il martirio sotto l’aspetto storico, teologico, innografico e spirituale, potremo osservare che i Cristiani, come testimoni di fede e martiri, vengano perseguitati oggi come allora.
Vengono perseguitati perché non possono liberamente confessare la propria fede nella loro terra.
Scappando dal pericolo di morte dalla terra d’origine, spesso via mare, non protetti da nessuno, molti perdono la loro vita affogando nel mare.
Come profughi non sono ben voluti e per questo rappresentano per l’Europa un enigma ed un problema.
Possiamo vederli come vittime degli estremisti e come muoiono nelle strade o presso i loro luoghi di preghiera. Domandiamo e domandiamo pure a noi stessi: puo’ capitare anche a noi la stessa cosa nel cuore d’Europa? Guardando avanti vediamo che le vittime degli estremisti non sono soltanto Cristiani ma lo sono altrettanto i non - Cristiani , privi del diritto di confessare la propria fede e le proprie convinzioni.
Negli ultimi anni in cui crescono i conflitti bellici nel Medio Oriente, la persecuzione e la discriminazione nei confronti dei Cristiani aumenta. Da noi le notizie relative alla loro persecuzione ed ai loro destini , arrivano tramite i mass media in forma non completa . La nostra recezione al riguardo e’ selettiva o virtuale, percio’ , detto con il condizionale, avremmo il problema di poter osservare il fenomeno nella sua completezza.
Considerando il Cristianesimo nella sua interezza, e cioè come una famiglia, e nel tale contesto analizzando il fenomeno del martirio per la fede, possiamo dire che la nostra religione è divisa in due gruppi: in quello che è è costretto a confrontarsi con pericoli reali cioè dove gli uomini perdono le proprie vite ed in un altro gruppo che apparentemente vive una vita sicura e senza pericoli..
Noi che pensiamo di vivere una vita sicura e senza pericoli, infatti, viviamo nella grande prova della nostra responsabilità morale direi nel peccato.
I contemporanei martiri della fede, dal punto di vista geografico, vivono relativamente lontano da noi, piuttosto appartengono ad una cultura e ad una confessione di fede diversa, dalle quali noi siamo divisi e allontanati ormai da tanti secoli. Per tale motivo gli attuali martiri della fede, i Cristiani di Libia, della Siria, dell’ Irak o dell’Egitto, non saranno inseriti nel nostro calendario ecclesiastico. Puo’ darsi che cio’ possa costituire una grande prova per noi oppure semplicemente il peccato, a motivo che noi non vediamo in essi una parte integrante della nostra famiglia, voglio dire, come nostri fratelli e sorelle che pregano per noi davanti al Trono di Dio.
Se volgiamo il nostro sguardo indietro e cioè alla storia dei primi secoli della nostra Chiesa, troveremo molti martiri che provenivano da diverse parti del mondo . Ad esempio, la nostra Chiesa serba glorifica la legione di Tebe che è tutta composta da fedeli Africani. Quanto è importante per tutti noi l’inno bizantino dei Fanciulli nella Fornace o martiri dell’ Asia Minore. Anche nelle Alpi nordiche, sulle sponde del Danubio e sul fiume Reno, troviamo luoghi santi e santuari che sono consacrati e dedicati agli anzidetti fanciulli.
Come mai il mondo cristiano d’allora era cosi’ collegato, e come fu possibile nella loro epoca, senza internet e senza la tecnologia mediatica e senza altri mezzi moderni di comunicazione, che le notizie e la storia dei martiri si trasmettessero e diffondessero da un continente all’altro e nei diversi continenti?
Quanto sono state profondamente religiose, sincere e devote le antiche generazione cristiane ?
I Cristiani - come Comunità e Chiesa Unica – si dedicarono nel ricordare e glorificare il martirio dei loro fratelli e ciò fu anche per essi la fonte vivificante e l’ispirazione della preghiera, nonostante il fatto che il martirio dei fratelli accadesse geograficamente nelle più diverse parti del mondo, lontani gli uni dagli altri a migliaia, migliaia di chilometri di distanza.
Nel corso della storia la vita della Chiesa è cambiata: basta ricordarsi dei tempi lontani quando “il Cristianesimo era giovane”, quando i Cristiani vivevano una vita entusiasta e piena di fede nel nostro Signore Gesu’ Cristo. I martiri dei primi secoli godevano di un unanime riconoscimento e cosi’ i Cristiani dell’epoca loro hanno considerato ed accettato il loro martirio come una nuova pietra sul fondamento della Chiesa, pietra che andava ad edificare e costruire nuove colonne della Chiesa. Il martire che versava il proprio sangue a causa di Cristo, da Lui stesso prendeva doni salvifici e la sua tomba veniva vista come la fonte e la sorgente della vita in Cristo. Si sa bene che il martirio di un non battezzato era considerato come battesimo di sangue.
Una volta divisi i fratelli in Cristo, noi oggi siamo messi nella condizione di essere scettici e pronti di porre dei confini gli uni nei confronti degli altri, ad esempio di domandarci se i sacramenti d’una Chiesa sono validi per l’altra Chiesa. Una volta comunque credevamo che ogni tipo di martirio in nome di Cristo, superasse i confini posti da noi stessi. Nella Chiesa Ortodossa il ricordo del martire per Cristo , che non ha rinnegato il nostro Salvatore, era un fatto molto venerato ed altamente espresso, cosi’ in ogni cenacolo , ed all’altare, dove si celebra la santa Eucaristia, vengono inseriti – murandoli - frammenti delle reliquie dei santi, specialmente di santi martiri.
In sintonia con le cose dette sopra, i martiri della chiesa paleocristiana sono state vittime universali, naturalmente quindi al di la’ delle differenze confessionali.
Quando nella chiesa primitiva, un Cristiano in Africa veniva martirizzato, si aveva esperienza della sua morte anche in Europa. Oggi ci domandiamo quali conseguenze e quali influenze portino sulla vita del Cristiano europeo la morte di un martire Copto, Iraniano, Armeno, Siriaco, avvenute negli ultimi mesi e negli ultimi anni.
La Chiesa infatti - oltre che dalla struttura gerarchica terrena e materiale - viene edificata dalla Sinassi dei Santi nel cielo in comunione con la Sinassi dei Martiri, i quali hanno testimoniato e confermato la propria fede con il sangue. Nel tempo di oggi, tempo di lacerazioni causate dalla civilizzazione e dai suoi presupposti, i Cristiani sono spinti a pensare quale rapporto e quali posizioni debbano prendere nei confronti del martirio dei Cristiani .
Forse, proprio la considerazione del martirio, come testimonianza di fede a causa del sangue, potrà portare i Cristiani divisi a trovare la soluzione per l’unione perduta della Chiesa.
E quasi sicuro che - finchè siamo sul globo terrestre e sino alla sua fine - affronteremo il martirio dei Cristiani.
Uno dei piu’ antichi scritti al riguardo è stato redatto da Origene. Nell’anno 235 scrisse l’opera intitolata “Lo stimolo al Martirio” . Sono d’accordo tutti i conoscitori rilevanti delle opere di Origene che questa opera sia stata scritta in fretta e nelle circostanze particolari cioè nel periodo delle persecuzioni dei Cristiani e perciò la cosa è perfettamente chiara anche oggi .
Quello che è interessante in Origene e che egli abbia voluto stimolare l’uomo, quando questi ha la possibilità di scegliere e di scegliere il martirio per Cristo e mai l’alternativa diversa.
Ci domandiamo, che cosa facciamo noi per incoraggiare i fratelli che vengono perseguitati?
Chi di noi oggi è zelante quotidianamente, tale cioè da guardare ed ispirarsi al martirio oggi in tutte le sue forme, similmente a quello che ha fatto Origene?
Al posto di cio’ noi vediamo invece il martirio con degli occhi “virtuali”: con quelli della politica e della psicologia, dei fatti e delle interpretazioni storiche, dei miti e della memoria sociologica e culturale. Il martirio, visto sotto l’aspetto ecclesiastico-teologico , come l’evento caritativo, ha piuttosto una dimensione teologica, pneumatologica, innografica.
La Chiesa, in questa circostanza, conserva ed offre il dono e la giustificazione del martirio, che attraverso ogni tempo, come abbiamo visto, manifesta nuovamente come testimonianza di fede. 
Per la Chiesa non è accettabile qualsiasi tipo di martirio della fede, come ad esempio con il sangue altrui. La grande tentazione sarebbe se ci appoggiassimo alle armi, all’elettronica, all’esercito armato dello Stato forte. Percio’ i Padri della Chiesa, secondo l’analisi universale, come abbiamo visto, si richiamano a qualcosa di diverso. Essi ci invitano a scegliere sempre il martirio . Non c’e’ altra alternativa.
Con questi pensieri saluto di cuore i partecipanti a questo simposio annuale ed invoco sugli stessi la benedizione di Dio.
+ Irinej
Arcivescovo di Peć
Metropolita di Belgrado-Karlovci
Patriarca della Chiesa ortodossa serba
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Messaggio di Daniel, Patriarca di Romania
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
MESSAGGIO DI DANIEL, PATRIARCA DI ROMANIA
Il contesto internazionale attuale presenta quasi ogni giorno la realtà del martirio di molti cristiani del pianeta, soprattutto in Medio Oriente. Martiri sono coloro che scelgono: piuttosto di rinnegare la loro fede in Cristo, essi accettano la tortura e la morte. Quindi il martirio è strettamente legato al mistero della libertà e della scelta.
L’esempio normativo è evidentemente quello del Signore Gesù Cristo: egli non è stato arrestato, giudicato, condannato e infine crocifisso senza aver acconsentito a queste sofferenze, al fine di mostrare che il suo amore per Dio Padre è più forte della morte corporale, poiché la vera vita dell’uomo è la sua comunione con il Dio eterno. Questa comunione di vita eterna dell’uomo con Dio si manifesta soprattutto nel fatto che il Cristo crocifisso diviene per la potenza di Dio il Cristo risorto, fonte di vita eterna per tutti coloro che credono in lui. Il Signore Gesù Cristo dice in questo senso: “Io sono la resurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25).
Esiste dunque un legame spirituale profondo tra il martirio cristiano e la persona di Cristo crocifisso e risorto, poiché l’amore sacrificale di Cristo è presente nel martire e gli dona il coraggio e la potenza spirituale di restare fedele fino alla morte. Il martire cristiano è profondamente unito alla persona di Cristo eucaristicamente anche grazie alla comunione con il suo corpo e il suo sangue, celebrata dalla chiesa. La testimonianza del martire è direttamente legata al mistero della chiesa corpo di Cristo. Tale legame è soprattutto evocato dal fatto che l’altare eucaristico di ogni chiesa ortodossa contiene delle reliquie di santi martiri.
Laddove si trovano i martiri della fede in Cristo, là è presente anche il Cristo Verbo di Dio incarnato, crocifisso, glorificato e seduto alla destra del Padre, come lo vede il santo martire Stefano per la potenza dello Spirito santo (cf. At 2,38).
Nello stesso tempo vi è anche un’unione profonda e indissolubile tra il martire cristiano e lo Spirito del Padre, che riposa sul Figlio e da lui deborda. È per questo che un adagio patristico afferma: “Dona il tuo sangue e ricevi lo Spirito”.
Per il nostro tempo e per i tempi a venire il carisma dei santi martiri “che hanno valorosamente sofferto e che sono stati incoronati”, secondo quanto recita un canto (tropario) dell’ordinazione ministeriale e dell’incoronazione degli sposi, resta una testimonianza solida della comunione ecclesiale, dal momento che il fondamento della chiesa è la confessione di fede in Cristo-Dio, che vive eternamente con il Padre e lo Spirito santo e che attraverso la sua croce e la sua resurrezione ha rivelato l’amore eterno della santa Trinità per tutta l’umanità.
L’esperienza rumena recente di martirio di confessori della fede nelle prigioni comuniste dà oggi alla nostra chiesa la forza di comprendere meglio le sofferenze dei martiri cristiani innocenti attualmente in diverse parti del mondo.
La preghiera per i cristiani perseguitati ai giorni nostri e la commemorazione dei martiri antichi e di quelli recenti non sono un mero dovere morale o un atto di solidarietà, ma sono anche una fonte profonda per fortificare e approfondire la vita spirituale delle nostre comunità ecclesiali.
DANIEL
Patriarca della Romania
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Messaggio di Chrysostomos II, Arcivescovo di Cipro
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
MESSAGGIO DI CHRYSOSTOMOS II, ARCIVESCOVO DI CIPRO
Con particolare gioia salutiamo il 24ο Convegno internazionale inter-cristiano di spiritualità ortodossa, organizzato dal Sacro Monastero di Bose, sotto il titolo generale «Martirio e comunione», che costituisce frutto dell’opera dell’Igumeno p.Enzo Bianchi, al quale porgiamo il nostro cordiale saluto.
Il martirio è il principale elemento caratteristico della Chiesa cristiana. Considerando che il nostro Signore Gesù Cristo ha sperimentato il martirio per mezzo della sua morte in croce, ma esaminando anche il cammino storico della chiesa, vediamo che il martirio è sempre stato ed è tuttora in essa una continua realtà. Questo fatto si trova espresso in modo eloquente nella nostra innografia ecclesiastica, con le parole:“Rivestita come di porpora e bisso del sangue dei tuoi martiri nel mondo intero, la tua Chiesa…”(«Τῶν ἐν ὅλῳ τῷ κόσμῳ μαρτύρων σου,  ὡς πορφύραν καί βύσσον τά αἵματα Ἐκκλησία σου στολισαμένη»). I rivoli di sangue versati dai martiri in ogni parte del mondo sono i preziosi ornamenti della Chiesa. Il martirio, la vita del martire, costituisce nella sua essenza l’espressione dell’amore autentico per il Dio-Trinità e, di fatto, è l’eredità della Chiesa e dei veri cristiani, i quali hanno sperimentato e sperimentano nel corso dei secoli sia il “martirio di sangue” sia il “martirio della coscienza”. In definitiva, il martirio significa comunione con il Dio vivente, dato che è veramente partecipazione al mistero della Croce e della Resurrezione di Cristo.
Sarebbe un’imperdonabile mancanza da parte nostra, a questo punto, non far riferimento al martirio dei nostri giorni, che subiscono i nostri fratelli ortodossi e anche tutti gli altri cristiani nell’area agitata del Medio Oriente e in tutte le altre regioni di guerra. Siamo e saremo, per convinzione, a favore del dialogo e della necessità di trovare soluzioni pacifiche a ogni problema. Questo, del resto, ci impone sia la nostra coscienza, sia la nostra identità cristiana. Per questo chiediamo a tutti i partecipanti a questo Convegno innanzitutto di tendere “un orecchio disponibile all’ascolto” verso le grida di dolore e di agonia dei nostri fratelli che sono sottoposti al martirio e soprattutto, ciascuno nel posto che occupa faccia tutto il possibile per la loro liberazione.
Con questi brevi pensieri esprimiamo i nostri auguri a tutti voi eletti relatori e partecipanti al suddetto convegno, augurando ogni successo ai suoi lavori.
Orante davanti a Signore
† CRISOSTOMOS di CIPRO
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Messaggio di Anastasios Arcivescovo di Tirana
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
MESSAGGIO DI ANASTASIOS ARCIVESCOVO DI TIRANA, DI DURAZZO  E DI TUTTA L’ALBANIA
Reverendissimo igumeno p. Enzo Bianchi,
Carissimi fratelli in Cristo partecipanti al convegno,
“Benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione “ (2Cor  1,3)
Con tutto il cuore bisogna congratularsi con gli ispiratori e gli organizzatori della serie dei Convegni Ecumenici Internazionali per l’attenta esplorazione della spiritualità ortodossa. La scelta del tema “Martirio e Comunione” appare particolarmente felice. Ringraziamo calorosamente per l’invito di partecipazione anche per un rappresentante della Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania, la quale sarà rappresentata nella persona di S. E. il vescovo di Bylis, mons. Asti.
1. Quando si considerano i concetti di “martirio”, di martyria (“testimonianza”) e di “martiri” alla luce dei testi biblici, si constata come essi siano in rapporto con la presenza e la potenza dello Spirito santo. L’ultima promessa-comando rivolta da Gesù ai suoi discepoli, secondo la redazione dell’evangelista Luca, dice: “Riceverete la forza dallo Spirito santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). I termini martyres e martyria hanno un duplice significato nel testo originale greco del Nuovo Testamento: a) deposizione di testimonianza riguardo a un fatto specifico; b) suggello di tale testimonianza a prezzo del proprio sangue. La vita della Chiesa per venti secoli è stata una martyria continua con questo doppio significato: annuncio dell’evangelo di Cristo e certificazione di tale testimonianza, spesso, con il sigillo del sangue.
2. Il Martire-testimone per eccellenza è stato Gesù Cristo e sulle sue tracce hanno camminato gli apostoli. La Chiesa è “apostolica” e “martiriale”. Apostolica non solo in virtù del suo insegnamento dogmatico e della sua successione episcopale, ma anche della sua tradizione martirologica. Non si può appartenere alla Chiesa senza partecipare – almeno un po’ – alla passione di Cristo: “Tutti coloro che vogliono vivere secondo pietà in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tim 3,12). Tutti noi che seguiamo Cristo dobbiamo, a causa sua, essere pronti a sopportare ogni prova, riprovazione, calunnia, persecuzioni manifeste o nascoste, e perfino il martirio.
3. Il martirio porta a compimento la comunione con Cristo. Il cristiano sa di non essere mai solo. Sa in chi ha riposto la sua speranza. E affronta ogni contrarietà guardando con fede al Signore Risorto (cf. 2Cor 1,4), con la certezza che la Resurrezione non viene dopo la Croce, ma si trova nella croce stessa. Con questa preparazione spirituale le prove più dure sono trasfigurate in occasioni di pazienza, di maturità e di santificazione.
4. Quando il discepolo di Cristo viene condotto al martirio, deve essere libero dall’indignazione e dall’odio contro i suoi persecutori. L’apostolo Paolo evidenzia: “Se anche consegno il mio corpo per essere bruciato, ma non ho amore, a nulla mi giova” (1Cor 13,3). E Giovanni Crisostomo completa: “… l’amore rende discepoli di Cristo anche senza martirio, ma un martirio senza amore non solo non rende discepoli, ma neppure giova in nulla a chi lo sopporta” (PG 50,607).
5. Culmine dell’esperienza dei martiri resta la beatitudine e l’esultanza. Con assoluta chiarezza Gesù ha affermato: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,10-12). A partire dalla sua lunga personale esperienza, l’apostolo Pietro conferma i credenti: “Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su di voi!” (1Pt 4,13-14).
Partecipando in spirito a questo convegno straordinariamente interessante sul tema “Martirio e comunione”, mi auguro di cuore che i suoi risultati possano offrire un materiale prezioso sull’essenziale esperienza del martirio e della comunione nel mondo di oggi.
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Messaggio di Ignatios di Dimitriados, Metropolita di Demetrias e Almyros
XXIV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
MARTIRIO E COMUNIONE
Monastero di Bose, 7-10 settembre 2016
in collaborazione con le Chiese ortodosse
Messaggio di Ignatios di Dimitriados, Metropolita di Demetrias e Almyros
Al Reverendissimo
Padre Enzo Bianchi
Priore del Monastero di Bose
Bose Italia
Caro p. Enzo,
con sentimenti di onore e di gioia anche quest’anno abbiamo ricevuto il vostro invito a partecipare al XXIV Convegno inter-cristiano internazionale di spiritualità ortodossa, che ogni anno viene organizzato dalla vostra eletta comunità monastica.

Con nostro dispiacere, dobbiamo informarLa che, a causa di attività pastorali e molteplici incombenze, non potremo purtroppo corrispondere al suo cortese invito.
Siamo sicuri che anche quest’anno il Convegno, con il tema attuale e vitale “Martirio e comunione”, sarà coronato da pieno successo, servendo in modo sostanziale allo scopo del riavvicinamento, della conoscenza reciproca e dell’approfondimento della relazione di amore tra noi cristiani. Come saprete, il recente Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa riunitosi a Creta ha ratificato ufficialmente la partecipazione della Chiesa Ortodossa ai tentativi tesi all’unione tra i cristiani. La vostra comunità svolge un ruolo importantissimo per il raggiungimento di tale scopo e speriamo che possa continuare con lo stesso impegno questo suo preziosissimo servizio.
Ci auguriamo di tutto cuore che i frutti del convegno siano ricchi e abbondanti, e che il Signore nostro doni ogni benedizione e forza a Lei e alla Comunità.
Con amore nel Signore e preghiere
+ Ignatios di Dimitriados




ΣΧΟΛΙΟ:

Το χείριστον όλων, εν προκειμένω, συνίσταται στην παρουσία Ορθοδόξων μοναχών και μοναζουσών στο συγκεκριμένο "συνέδριο ανόμων" και την εν θέματι "συναγωγή πονηρευομένων", στο κέντρο αυτό της συγκρητιστικής ανομίας, τη δυσώνυμη "μονή", μάλλον μοναστικό μόρφωμα και έκτρωμα, του Bose.
O Oρθόδοξος Ανατολικός Μοναχισμός, διαχρονικά αποτελεί τον κύριο πρόμαχο της δεινώς πολεμουμένης Ορθοδοξίας και το βασικό πυλώνα αντιστάσεως εναντίον των κατά καιρούς εγειρομένων αποπειρών νοθεύσεως του Ορθοδόξου Δόγματος διά του Δουρείου εκείνου Ίππου που ακούει στο όνομα "διαχριστιανικός συγκρητισμός".
Μετά πολλής της θλίψεως, ταχέως μετατρεπομένης σε αγανάκτηση, παριστάμεθα διά του διαδικτύου μάρτυρες της επιεικώς αχαρακτηρίστου συμπεριφοράς ενίων εκπροσώπων του μοναστικού κόσμου, αμφοτέρων των φύλων, οι οποίοι διά της επαισχύντου συμμετοχής τους στις εργασίες του προδιαληφθέντος "συνεδρίου" νομιμοποιούν, τρόπον τινά και "αβαντάρουν" την προαγωγή του προαναφερθέντος επαράτου συγκρητισμού εις πείσμα της αποστολοπαραδότου και πατροπαραδότου Ιεράς Παρακαταθήκης και των σχετικών ιεροκανονικών διακελεύσεων.
Αναφορικώς δε, με τα αποσταλλέντα μηνύματα ενίων Προκαθημένων Ορθοδόξων Πατριαρχείων και τοπικών Αυτοκεφάλων Εκκλησιών, ουδείς εκπλήσσεται επί τη αποστολή τους! Οι αποστολείς τυγχάνουν από ετών γνωστοί για την ακάματη οικουμενιστική τους δραστηριότητα και, φυσικά, για την συανκόλουθη προδοτική πολιτική που ακολουθούν στον τομέα των διαχριστιανικών και διαθρησκειακών σχέσεων ως τυγχάνει παγκοίνως γνωστό!
Να τους "χαιρόμαστε"!
Λ.Ν.

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